Marcello nato il 28 agosto 1898 a Ferrara aveva un fratello di nome Umberto, richiamato
più volte nei suoi diari, e una sorella di nome Angiola.
Il primo avvenimento che sconvolge la famiglia è la morte del padre di Marcello, Pier
Alfonso Barbè, industriale dello zucchero, molto stimato nel territorio ferrarese e
ravennate che scompare il 26 marzo 1915, pochi mesi prima dell’inizio della guerra;
la sua attività lo portò nel 1908, coadiuvato da un benemerito Comitato, ad ideare
lo Zuccherificio di Mezzano e a sviluppare l'industria saccarifera, che ha portato
successivamente ricchezza alla regione.
Fra le tante onorificenze concessegli, la famiglia conserva la Croce del lavoro; inoltre il suo nome
fu dato ad una strada e ad una piazza di Mezzano. Il 26 marzo 1926 fu inaugurato un monumento alla
sua memoria, in Mezzano. Il busto fu scolpito dal Prof. Edoardo Simoni di Napoli.

Il fondo Marcello Barbè, che trova collocazione negli archivi della Associazione di Ricerche
Storiche “Pico Cavalieri” di Ferrara, è costituito da molteplici documenti
e fotografie riguardanti il periodo di partecipazione alla Grande Guerra, e quello successivo di
appartenenza all’U.N.U.CI (Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia).
La ricerca eseguita sui documenti custoditi dal nipote di Marcello, Emilio Barbè, ha consentito
di approfondire la conoscenza non solo degli avvenimenti di guerra oggetto della presente pubblicazione,
ma anche della famiglia di origine, delle attività professionali e sociali svolte. La quantità
di documenti di interesse storico posseduti dalla famiglia, riguardanti anche il padre di Marcello,
Pier Alfonso Barbè, industriale dello zucchero nella seconda metà dell’800 e nel
primo decennio del ‘900, ha reso necessario una attività di lettura e selezione del materiale
riguardante solamente l’esperienza vissuta da Marcello Barbè come ufficiale di artiglieria
alpina durante la Grande Guerra.
Tra i documenti risultano di notevole interesse storico i diari, scritti su taccuini ed agende di piccole
dimensioni, che riportano le impressioni e la vita quotidiana di Barbè, coinvolto prima nella ritirata
di Caporetto, poi nella battaglia del Solstizio dal 15 al 24 giugno, poi nella battaglia dei Tre Monti dal
25 al 30 giugno e quindi nella battaglia di Vittorio Veneto del 24 ottobre 1918.
Il primo scritto in ordine cronologico è costituito da un taccuino, in cui Barbè,
Giovane Esploratore diciassettenne, iscritto all’A.S.C.I. (Associazione Scout Cattolici Italiani)
svolge attività di sorveglianza ed avvistamento aereo, in varie parti della città. Di questa
attività e degli avvenimenti della guerra riportati dai giornali e dai racconti dello zio Eugenio,
tiene un taccuino in cui riporta quotidianamente gli avvenimenti più interessanti fino al giorno
01 dicembre 1915.
Del periodo precedente il richiamo al corso allievi ufficiali, sono interessanti alcune fotografie,
inviate a Barbè dal suo zio Eugenio Barbè, ufficiale di artiglieria, combattente nella
zona di Gorizia. Particolarmente interessante è il taccuino riguardante i giorni successivi al
23 ottobre 1917 in cui Barbè, giovane ufficiale di artiglieria alpina, assegnato alla 18a
Batteria Sommeggiata del 35° Reggimento Artiglieria da Campagna, viene coinvolto con la sua unità
nel ripiegamento della II a Armata al Tagliamento e quindi al Piave.
Gli avvenimenti della vita militare di Barbè, relativi agli anni 1918, 1919 e 1920, sono contenuti
in 3 agende di piccole dimensioni (agende di cui erano forniti gli ufficiali), in cui sono riportate le
attività quotidiane e i luoghi in cui si trovava l’ufficiale. L’agenda più
interessante è sicuramente quella relativa al 1918, in cui Barbè si trova con la sua
batteria coinvolto in alcune delle più importanti battaglie sul Piave, sull’altopiano di
Asiago e in Val Brenta.
Le agende relative al periodo successivo alla fine della Grande Guerra, riportano appunti molto sintetici
dei luoghi e delle attività quotidiane svolte da Barbè, di stanza in una cittadina al
confine con la Bosnia-Erzegovina, dove la 118° Batteria da 65 montagna, aggregata alla Brigata Taranto
della 24a Divisione svolge attività truppa di occupazione. Oltre alle agende e ai taccuini sono
contenuti nell’archivio alcune lettere di estremo interesse per comprendere la natura e il carattere
di Barbè, tra queste spicca la presentazione, per l’avanzamento di grado redatta dal comandante
di batteria ten. Nello Carlini di cui è riportato di seguito un brano:
…ha prestato buon servizio dimostrandosi molto volonteroso, rispettoso e intelligente, ha modi
distinti e sa farsi ben volere dagli inferiori e dai colleghi, è di carattere franco, leale e
sensibile. Ha preso parte ad azioni di guerra : controffensiva italiana del giugno, luglio u.s. tenendo
sempre contegno fermo e risoluto: comandante di una sezione isolata in circostanze non scevre di
difficoltà seppe sempre distinguersi assolvendo al proprio compito in modo lodevole. …
Sempre del ten. Carlini sono alcune lettere che riportano una data posteriore alla fine della guerra,
che confermano il rapporto di amicizia rimasto anche dopo il congedo. Interessanti sono anche alcuni
documenti tecnici in dotazione all’ufficiale di artiglieria, come alcune mappe topografiche, di
cui una in lingua tedesca, probabilmente presa al nemico, il foglio lucido che riporta gli angoli di
tiro della II sezione (comandata da Barbè) per la predisposizione del tiro diurno e notturno e
uno schizzo fatto a penna stilografica e matita che rappresenta la zona di terreno visibile dalla
posizione della II sezione. I documenti più recenti del fondo riguardano l’attività
professionale di Barbè come direttore dello zuccherificio prima di S. Michele al Tagliamento,
poi di Fiorenzuola, quindi alla distilleria Eridania di Codigoro e in fine come direttore dello
Zuccherificio di Pontelagoscuro a Ferrara e le attività di fondatore della sezione A.N.A.
(Associazione Nazionale Alpini) di Pontelagoscuro. Molteplici documenti riguardano l’attività
di socio dell’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia. La ricerca eseguita sui documenti
custoditi dal nipote di Marcello, Emilio Barbè, ha consentito di consultare alcuni documenti della
famiglia riguardanti anche Pier Alfonso Barbè. La famiglia di Marcello Barbè era composta
dal padre Pier Alfonso, dalla madre Pericoli Emilia e risiedevano nel palazzo di famiglia in Corso Porta
Po n° 38, successivamente distrutto da un bombardamento durante la Seconda Guerra Mondiale.