Ultimo appuntamento per le “Serate al museo” promosse dal Centro di Documentazione Storica del Comune di
Ferrara e dall’Associazione Culturale Pico Cavalieri, presso il Museo del Risorgimento e della Resistenza,
in Corso Ercole I d’Este, mercoledì 23 alle ore 21.00 si terrà una videoconferenza e presentazione della
monografia “Vodice 1917. Enrico Torazzi, 261° Reggimento Fanteria Brigata Elba” curata da Donato Bragatto
e Roberto Massetti.

Enrico Torazzi nasce a Ferrara il 7 dicembre 1897 da Carlo Torazzi e Italia Trombotto.
Segue gli studi da ragioniere e si diploma il 5 Agosto 1915, il 21 settembre dello stesso anno arriva alla
Scuola Militare di Caserta per frequentare il 1° corso per Allievi Ufficiali nella 3 ª Compagnia.
Nello stesso periodo nella 7 ª Compagnia troviamo il concittadino Bruno Pisa, la cui monografia è già stata
pubblicata nella medesima collana dedicata ai ferraresi nella Grande Guerra promossa dal Centro di
Documentazione Storica del Comune di Ferrara e dall’Associazione Culturale Pico Cavalieri.
Dopo un duro addestramento, il 12 marzo 1917 viene mandato come aspirante ufficiale di complemento nel
deposito del 27° Reggimento Fanteria della Brigata Pavia a Poggio Renatico. Successivamente il 26 marzo
è trasferito al 261° Reggimento Fanteria della Brigata Elba, (costituita nel febbraio del 1917), a Pavia
di Udine in Zona di Guerra e destinato alla 11° Compagnia, 4° Plotone ad Ontagnano sede del Reggimento.
Il giorno 29 entra in regolare servizio e scrive: “che contrasto fra i miei soldati ed io! Essi sono stati
quasi tutti alla guerra…io la guerra l’ho vista che in fotografia. Ed io dovrei insegnar loro a far la guerra!”.
Segue l’istruzione dei soldati al poligono di Sterpo, a Gallariano,a Caminetto località delle retrovie del Friuli;
fino a quando il 29 aprile lo troviamo in linea ad Aiba, cittadina sulla riva destra dell’Isonzo, a nord di
Canale (ora in territorio Sloveno) nell’area del raggruppamento di forze denominato “Zona di Gorizia”, al comando
del generale Capello, dove si stanno radunando le Brigate che dovranno assaltare il fronte austriaco del Medio Isonzo.
“Si va forse verso la morte a vent’anni!..” sono le scarne parole che testimoniano lo stato d’animo di Torazzi
alla vigilia della grande offensiva italiana che prenderà il nome di “Decima Battaglia dell’Isonzo” e verrà
combattuta dal 12 maggio al 4 giugno 1917.
Lo sforzo bellico italiano fu enorme: vennero schierati 280.000 uomini, supportati dal fuoco di 2.373 pezzi
d’artiglieria e da 1.210 bombarde. La Brigata comincia ad avvicinarsi alla zona di combattimento assegnata:
Enrico Torazzi, nel suo diario ripercorre il tragitto fatto fino al passaggio dell’Isonzo a Plava, descrivendo
la terribile situazione delle truppe italiane a ridosso delle prime linee di combattimento nei villaggi distrutti
di Zagora e Zagomila.
Il 22 maggio scrive: “Vidi per la strada parecchi muli uccisi e qualche cadavere umano, quale orrore la guerra!…”
Il 25 maggio di rincalzo alle truppe della Brigata Girgenti prende parte all’assalto del monte Vodice, per consolidare
le conquiste dei giorni precedenti e viene ferito. Ci racconta in modo concitato quei terribili momenti: “Forse ieri
fu il più brutto giorno in questa guerra…mentre sparavo contro alcuni austriaci dietro un masso, uno di essi mi tirò
una bomba a mano e mi ferì leggermente alla tempia destra. Passando poi per un camminamento mi scoppiò poi dietro
un’altra bomba a mano che mi ferì alla gamba sinistra ed un po’ alla destra. Dopo essermi medicato mi scoppiò una
granata che mi fece con una scheggia una ferita profonda sotto l’occhio sinistro per cui mi scese giù una macchia…Mi
sono trascinato per le trincee ed i camminamenti sotto i colpi terribili delle mitragliatrici e sono riuscito
finalmente a mettermi al riparo e a nascondermi”.
Portato all’ospedale di Manzano ripensando ai quei momenti scrive il 27: “ Penso ai miei colleghi, ai miei
soldati caduti quando ero ancora in linea: e degli altri che sarà avvenuto? Povere giovinezze troncate nel
loro rigoglio…quanto era miope chi bramava guerra”. Le perdite italiane furono enormi: per la conquista della
dorsale monte Kuk – Vodice si persero circa 500 ufficiali ed 11.000 uomini (perdite superiori al 60% degli effettivi),
in totale sul fronte isontino nelle tre settimane di battaglia 111.794 uomini furono posti fuori combattimento.
Dopo la convalescenza, Torazzi ritorna al Deposito del 27° Reggimento Fanteria, da qui prima a Lendinara al distaccamento
Prigionieri di Guerra, e poi a Rosolina.
In seguito, per un improvviso attacco di malaria, viene ricoverato ad Arbizzano di Verona, per poi essere trasferito al
2° Fanteria di Marcia fino all’ottobre 1918.
Inviato in Valsugana con i reparti prigionieri di guerra che venivano impiegati per la costruzione e la manutenzione
delle strade, vi resta fino al termine del conflitto.