Pico Cavalieri: una breve vita dedicata al volo

Pico Cavalieri

Il paradigma della sua esistenza è espresso simbolicamente nell’ex – libris, disegnato per lui da Antonello Moroni, il cui motto recita: “in alto nella vita in alto nella morte

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Pico Adeodato Cavalieri nacque a Ferrara il 10 novembre 1873 da Giuseppe Cavalieri e Clara Archivolti.
Il ramo paterno discendeva da una famiglia di religione ebraica, anticamente insediatesi a Ferrara, che, grazie soprattutto all’opera di Pacifico, nonno di Pico, era divenuta la più abbiente della città, tramite il commercio internazionale della canapa, una solida banca privata e diverse altre attività industriali.
Soffrendo per il regime di discriminazione cui era sottoposta la comunità ebraica sotto il regno pontificio, i Cavalieri si erano da sempre mostrati caldi patrioti, favorevoli all’unità d’Italia tanto che Pacifico fu coinvolto nei fatti della rivoluzione del 1831 e nel 1847 fece da garante bancario all’estero a Tancredi Mosti, futuro comandante del corpo dei Bersaglieri del Po, che si era recato in Francia e Belgio per l’acquisto dei fucili per la guardia civica ferrarese.
Un suo zio, Enea, si era arruolato volontario, appena diciottenne, nelle brigate garibaldine con cui combatté nel 1866 a Bezzecca, ove venne ferito e quindi decorato.
Erede di questa tradizione famigliare, Pico mostrò, fin da giovane, interesse alla vita militare, all’organizzazione di associazioni civili, come i Boys Scout, di cui fu il fondatore a Ferrara, agli sport equestri, alla scherma ed alla ginnastica.

Era stato educato al Convitto Nazionale Francesco Cicognini di Prato (dal 1885 vi frequentò il Ginnasio e la prima classe del Liceo Classico), ed al Collegio Militare Longone di Milano da cui poi si trasferì in Svizzera per specializzarsi nello studio della chimica pura e da cui tornò a Ferrara dove istituì un laboratorio di chimica – trasportato poi, per un suo legato testamentario all’Università di Ferrara assieme alla sua biblioteca scientifica – un modernissimo laboratorio di fotografia, ed un laboratorio di polizia scientifica, per la quale disciplina, allora nascente, egli mostrò un grande interesse fino a diventarne un apprezzato cultore a livello universitario, ed autore di interessanti saggi.

Attratto dalla vita militare, partecipò alle grandi manovre del 1903, come ufficiale presso il reggimento di cavalleria di Vicenza, ed a quelle del 1906, 1909, 1910, come ufficiale di ordinanza del generale Sartirana.

Spinto da questo amor di patria, tradizionale della famiglia, fu tra i fondatori del gruppo nazionalista di Ferrara. Nell’ottobre del 1911 partì volontario per l’Africa partecipando alla guerra di Libia, quale ufficiale di ordinanza del generale Capello.

Nella guerra si comportò valorosamente, tanto da guadagnarsi una medaglia d’argento con questa motivazione: “Si distinse per l’ intelligenza, la calma, la risolutezza e la noncuranza del pericolo con le quali, sotto il fuoco nemico percorse il campo di battaglia per portare ordini ed assumere informazioni” (Sidi Abdallah, Derna – 16 dicembre 1911, 3 marzo 1912).

pico1 Egli stesso in una lettera racconta quei momenti: “…quanto a me percorsi a piedi quasi tutta la linea del fuoco recando ordini, vidi feriti e morti e dovetti colla rivoltella in pugno ed il frustino nell’altra mano ricacciare al loro posto parecchi soldati che colti dal panico vigliaccamente volgevano le spalle abbandonando armi e bagagli. Purtroppo il reggimento nuovo arrivato composto quasi tutto da milanesi, ha dato prova di pusillanimità, speriamo che si abitui alle fatiche ed ai pericoli della guerra”.
Con decreto del Re d’Italia del 26 giugno 1913 fu promosso da tenente di milizia territoriale nell’arma di cavalleria al grado di capitano.

Tornato alla vita civile, si dedicò agli amati studi di polizia scientifica e, alla vigilia del conflitto mondiale si occupò di protezione civile, per cui ricevette una medaglia d’argento di Benemerenza Civile, organizzando il Corpo Volontari Ciclisti, e divenendo l’animatore principale dei servizi pubblici in caso di mobilitazione generale.

I suoi ideali patriottici che avevano giustificato la sua partecipazione alla guerra italo – turca, si manifestano in tutta la loro forza anche in occasione del dibattito sull’interventismo. Così scriveva ai genitori : “La formazione di una comune coscienza nazionale degli italiani e degli ebrei durante il periodo risorgimentale aveva facilitato la rapida integrazione di questi ultimi nella società liberale, ed aveva contribuito pure a formare una nuova identità ebraica, fortemente permeata di sentimenti patriottici”…

”Qui a Novara è tutto un armamento, fervet opus, ci si prepara seriamente alla guerra! Malgrado il tentativo Giolittiano, la nefasta opera sua traditrice, l’ineluttabile si compirà e l’Italia seguirà il suo ciclico destino di tornare ad assurgere a potenza superiore e dominatrice… questa guerra porterà molto bene morale e materiale all’Italia…non preoccupatevi dei danni materiali ed economici, dopo la guerra tutto si rimedierà e verrà un’era di felicità. Le piccole miserie di oggi non hanno più valore, la mente è solo preoccupata dal grande ideale che è la Patria”

Arruolatosi come volontario allo scoppio della Grande Guerra, rinunciando ad un posto di capitano automobilista nelle retrovie, subito si distinse per operazioni audaci come quella in cui comandò un plotone che sotto il fuoco austro-ungarico penetrò nei cantieri navali di Monfalcone per recuperare materiale tecnico.

pico2 Così Pico descrive questa azione ai genitori in una lettera scritta il 14 agosto 1915 proprio dal Campo di Aviano: “Vi racconterò di un’operazione bellica da me organizzata e diretta che ha avuto il suo compimento questa mattina con pieno successo. Alcun tempo fa con la mia automobile dopo aver adempiuto in Udine ai miei servizi spinsi una ricognizione come sono uso a fare verso le prime linee di combattimento. Mi recai a Monfalcone e visitai l’arsenale, ancora sotto il fuoco nemico dal quale si possono vedere Duino e Trieste…Dunque girando per quella parte di arsenale che ancora non è bruciata e distrutta avevo osservato che qualche macchina utensili poteva essere di grande utilità a questa mia officina di Pordenone. Così spinsi una colonna di due automezzi con 8 soldati ed un tenente verso Monfalcone con ordine di arrivarci all’alba quando era scuro durante il giorno lavorare a prendere qualche cosa buona e nella notte portare i camion entro l’arsenale e caricarli al buoi. L’operazione è riuscita perfettamente malgrado che proprio fosse fatta nella notte in cui durante un triplo attacco del nemico ci fu un contrattacco brillante dei nostri. I miei operarono tranquillamente, malgrado fossero investiti dalla fucileria ed esposti ad una grandine di proiettili d’artiglieria”

Il 18 settembre 1915 ricevette per questa azione un Encomio solenne con la seguente motivazione: “…in una delle località maggiormente battute dal fuoco nemico, i militari del battaglione squadriglia aviatori condotti dal capitano Cavalieri Deodato Pico nonostante l’intenso fuoco d’artiglieria avversario, riuscivano a penetrare in un magazzino ed ha mettere in salvo grandi quantità di importanti materiali. Questo comando nel tributare caloroso encomio a detti militari segnala il loro nome a tutti i dipendenti reparti e perché l’opera loro sia sempre d’esempio a tutti e sprone a compiere con crescente fede ed ardire il proprio dovere col luminoso miraggio della gloria e della grandezza del Re e della Patria”.

Come molti ufficiali di cavalleria passò in aviazione, dapprima come osservatore e mitragliere d’aereo, poi come pilota, ottenendo due brevetti per pilotare aerei Farman e Caproni. Prese parte a 63 missioni, abbatté un aereo austriaco e partecipò ai principali raid di bombardamento in territorio austro-ungarico, distinguendosi nell’azione contro la fabbrica di siluri a Fiume.

Riceve una seconda medaglia d’argento con questa motivazione: “Osservatore d’aeroplano, durante un anno di guerra assolse tutti i mandati affidatigli, affrontando spesso violento fuoco di artiglieria, avverse condizioni atmosferiche e basse quote. Comandante di bordo, trasfuse nell’equipaggio il suo alto sentimento del dovere, la sua audacia, la sua abnegazione, vincendo in alcune circostanze difficoltà non superate da altri. Calmo, sicuro di sé, respinse apparecchi nemici, abbattendone uno durante un’incursione nelle alte valli di Nos e di Campomulo, e si segnalò particolarmente per l’efficacia del suo bombardamento nell’azione del siluruficio di Fiume”. (Trentino – Carsia Giulia – agosto 1915, agosto 1916).

Di questo periodo Cavalieri ci ha lasciato numerose lettere scritte ai genitori ed alla sorella Anita ,ed un piccolo diario. Egli scriveva:

  • 19 Agosto 1915
    …alla sera di ritorno ricevo l’ordine di prendere parte al I raid all’apparecchio 360 P Caproni n.480. Il velivolo da me montato sarà pilotato dal sergente sig. Laurenti e dal tenente Ercole. Partenza alle 3 ½ di notte, obiettivo campo d’aviazione di Aisovizza
  • 20 Agosto 1915
    Tre ore e dieci minuti di volo in territorio nemico come osservatore sul Caproni n.480. Pare che il capitano Buffa mi farà nominare osservatore effettivo
  • 25 Agosto 1915
    Assumo il comando del campo dell’aviazione di Aviano
  • 28 Agosto 1915
    II raid in Aisovizza col 480 Caproni equipaggiato con 40 bombe incendiarie che lancio personalmente raggiungendo il campo d’aviazione, poi avendone ancora le lancia su di una strada dove vi erano delle truppe e sulla stazione di Gorizia.
  • 30 Agosto 1915
    Viene letta davanti al battaglione di squadriglia la proposta di nomina ad osservatore ufficiale per il Caproni dal maggiore Barbieri
  • 30 Ottobre 1915
    diventa osservatore della terza squadriglia Caproni ed al 31 ottobre ci informa d’aver partecipato ad un totale di 15 voli in territorio nemico
  • 1 Novembre 1915
    “Ieri sono stato a fare un meraviglioso viaggio sopra le nuvole. Oggi piove a dirotto e temo ne avremo per qualche giorno, poveri i nostri soldati aggrappati sotto l’acqua alle trincee nemiche”
  • 5 Novembre 1915
    “E dal giorno 31 che non si vola più con i nostri grandi apparecchi. Al fronte malgrado la pioggia si continua a combattere aspramente e si progredisce lenti ma continuamente”
  • 18 Aprile 1916
    ritornando al campo dopo un bombardamento ci dice di essere stato ferito ad una mano
  • 11 Settembre 1916
    a Malpensa compie il suo primo volo come pilota
  • 10 Ottobre 1916
    compio con successo l’esperimento pratico ed orale per il primo brevetto di pilota
  • 19 ottobre 1916
    mi presento al campo scuola di Busto Arsizio per il secondo brevetto
  • 3 Novembre 1916
    sono pronto per le prove del secondo brevetto. La stagione piovosa interrompe per vari giorni gli esercizi ed attendo due settimane per il raid
  • 23 Novembre 1916
    mentre volavo tra Novara e Vercelli ho una panne al motore, sono costretto ad atterrare a Borgo San Martino nei pressi di Novara e cappotto per un gufo che attraversa il prato
  • 24 Novembre 1916
    consegue il secondo brevetto di pilota

Nel pomeriggio di venerdì 4 gennaio del 1917, partendo dal campo di volo di Sesto Calende, mentre assieme al maestro aviatore Mario Reynold, uno svizzero che istruiva i piloti italiani, collaudava un idrovolante presso Arona sul Lago Maggiore, precipitava per un guasto meccanico e perdeva la vita assieme all’amico nelle acque del lago.

La sua morte colpì profondamente Ferrara e non solo, come testimonia una rassegna stampa pubblicata dalla famiglia nel libro “In memoria di Pico Cavalieri, capitano pilota – aviatore” edita il 4 gennaio del 1918 nella ricorrenza del primo anniversario della sua morte.

Le sue esequie furono imponenti e le sue spoglie sono tumulate nel cimitero ebraico di Ferrara, in un significativo ed allusivo monumento.

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La famiglia, in suo ricordo, donò la casa avita di Corso Giovecca al numero165 affinché divenisse museo del Risorgimento; in seguito, e lo è tuttora, venne utilizzata come sede delle associazione combattentistiche con il nome di “Casa della Patria – Pico Cavalieri”.

Il suo testamento recita: “Cara Anita, a te l’incarico di consolare Papà e Mamma e di sostenerli, a te quello di vigilare che la nostra famiglia rimanga sempre nella via dell’onore. Ricordati qualche volta di chi ha dato la vita per il più puro degli ideali. Ti bacia affettuosamente tuo fratello”.