Casa della Patria Pico Cavalieri



Casa della Patria Pico Cavalieri
la Storia



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IL PALAZZO CAVALIERI A FERRARA INTITOLATO ALLA MEMORIA DI PICO

Quando Pacifico Cavalieri acquista nel 1862-63 per il figlio Giuseppe l’immobile di corso Giovecca come regalo di nozze, questo aveva già subito le maggiori ristrutturazioni, modifiche, abbellimenti, dei quali ancora oggi ci offre testimonianza.
L’edificio nasce dalla fusione di due case settecentesche. Sembra che fu l’architetto Gaetano Armanini che a partire dagli anni 1815-20 “edifica su schemi architettonici prossimi alla maniera neoclassica post-morelliana” alcune case della nuova borghesia imprenditoriale-agraria, che tanta parte avrà nella industrializzazione ottocentesca ferrarese.

Giuseppe Cavalieri non andrà subito a vivere nella casa di corso Giovecca, in quanto nel 1865 la moglie Laura Uzielli muore, e viene a mancare la motivazione per il suo trasferimento.
Nel 1873 muore Pacifico e gli eredi di tutto il patrimonio immobiliare risultano essere i figli Giuseppe, Leonello e Adolfo.
La divisione del patrimonio famigliare assegna l’immobile di corso Giovecca a Giuseppe Cavalieri, che era passato in seconde nozze con Archivolti Anna Rachele Clara il 25 settembre 1873.
Nel medesimo anno, Giuseppe Cavalieri acquista la casa confinante (Corso Giovecca 120 (163). Solo nel 1882, si consolida per Giuseppe l’intera proprietà.
Il 15 maggio 1882 iniziano i lavori al prospetto della casa e si ridisegna il giardino che ha una uscita su vicolo Mozzo Scimmia.
La fusione delle due case, la Cavalieri e la Gottardi, avviene senza traumi eccessivi alle strutture stesse.


La personalità di Giuseppe Cavalieri, possidente, commerciante all’avanguardia e industriale, proprietario di una ricchissima collezione di quadri, libri rari, ecc., si inserisce a pieno diritto in un élite culturale ricca e munifica che viveva nel suo tempo in modo partecipativo e conoscente.
Nello stesso modo il figlio Pico era proiettato verso il XX secolo, sia per gli interessi che per le scelte di vita: nel suo laboratorio di corso Giovecca 165 eseguiva la fotografia giudiziaria e praticava la chimica. Lui abiterà in questa casa, anche quando la famiglia si trasferirà a Bologna.

Dopo la morte di Pico, avvenuta il 4 gennaio 1917, il padre esprime il desiderio di donare il palazzo.
In data 3-7 maggio 1918 il Consiglio Comunale accetta la donazione del Palazzo Cavalieri, con ciò l’amministrazione si impegna a rispettare il modus della donazione stessa: per onorare il figlio Pico, morto quarantunenne in infortunio aviatorio presso Arona, il palazzo avrebbe dovuto essere destinato a contenere il Museo Patrio del Risorgimento e nel caso fossero risultati locali liberi avrebbe potuto trovarvi collocazione istituzioni di pubblico vantaggio da designarsi dal Comune e da intitolarsi ugualmente al nome del figlio.
Il verbale di consegna del palazzo ci documenta i danni prodotti dalla permanenza nell’edificio, requisito dall’Autorità militare dopo Caporetto, dai militari dell’accantonamento della sezione del Genio, per riparare ai quali con deliberazione il Consiglio Comunale (13 agosto 1919), l’esecuzione di lavori di riparazione e gli adattamenti di locali ad uso ufficio nel palazzo.
La notizia lascia supporre che già nel periodo bellico, tranne forse il custode, la casa fosse poco abitata dai Cavalieri, che effettivamente negli anni successivi scrivono sempre da Villa Altura a Bologna.
Giuseppe Cavalieri muore d’infarto a Bologna il 19 dicembre 1918.

Altro indizio del trasferimento della famiglia a Bologna potrebbe essere la vendita all’asta a Milano di una parte significativa della ricchissima collezione di oggetti e libri rari, fatta da Giuseppe nel 1914.
Inoltre nel necrologio dedicato a Giuseppe Cavalieri leggiamo: “Dopo i tristi giorni di Caporetto tutta la biblioteca venne trasformata a Villa Altura”.
Se effettivamente il 1914 segna la data di trasferimento, si potrebbe spiegare l’occupazione della casa da parte dei militari e lo stato di abbandono più volte denunciato.

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(Casa della Patria 1920)

In ogni caso, il modus indicato nel rogito Leziroli non fu rispettato e gli eredi di Giuseppe Cavalieri scesero in causa con l’Amministrazione esigendo la cancellazione della donazione e la restituzione del palazzo.
In realtà, dopo l’occupazione militare, questo fu occupato dai profughi delle terre invase e successivamente adibito dal Comune per gli Uffici di erogazione sussidi per la disoccupazione involontaria e di collocamento ed infine requisito dal Commissario di Governo per gli alloggi, suddividendolo in appartamenti, i quali vennero affittati e occupati.
Nel 1920 Clara Cavalieri e figlie coeredi, constatata l’inadempienza al modus della donazione, sono disposte a venire a un accomodamento se il Comune farà sgomberare subito la casa e la ripulirà. Viene concesso al Comune un tempo massimo di tre anni e intanto subito avrebbe dovuto provvedere alla apposizione della lapide. Trascorso questo termine perentorio e non ottemperando alle condizioni, il palazzo sarebbe tornato alla famiglia (Avv. Frontali di Bologna 22 ottobre 1920).
Quindi il palazzo era divenuto niente di più, niente di meno che una parte del patrimonio pubblico da utilizzare a seconda delle emergenze locali.
Una lettera di Giuseppe Agnelli a Clara Cavalieri del 1920 sintetizza magistralmente quanto era avvenuto e quali erano le difficoltà oggettive con le quali la municipalità si trovava a fare i conti in quell’immediato post bellico: “… non dobbiamo non ricordare le difficili condizioni fatte alla nostra città delle esigenze di guerra, quando le chiese, le scuole, i magazzeni e in genere tutti i locali del comune erano requisiti per servizi militari. Fu allora che la bella casa … si tramutò in una caserma o quasi … il Municipio, quando riebbe lo stabile dall’autorità militare, lo trovò in istato d’abbandono e d’incuria … Ignoro se ella sapesse del progetto lanciato per le stampe dall’Architetto Comm. Adamo Boari, il quale proponeva di istituire nella maggior sala dello storico palazzo [si tratta del Museo del Risorgimento sito nel Palazzo dei Diamanti] quello che egli intitolava il: Salone della Vittoria … l’idea onde era mosso, cioè di rendere il Museo inamovibile dal palazzo, si diffuse e prese radice per modo che non poche famiglie si dichiararono pronte, nel caso contrario, a ritirare i loro preziosi cimeli [nel frattempo si era formata in Ferrara] una corrente cittadina affatto contraria a che il Museo del Risorgimento venisse asportato dal palazzo dei Diamanti … Risale a questo momento l’incarico affidato al Prof. A. Magni Direttore del Museo e me, di recarci a Villa Altura per conferire con lei al proposito … Il proposito nostro di esporle le ragioni che consigliano un mutamento di destinazione dello stabile donato. E sono queste le ragioni che, persistendo, finirono per mantenere il Comune in uno stato di incertezza, riuscito all’inerzia del non risolvere … desiderando di evitare al Comune un increscioso dibattito giudiziale …”.

Il 27 gennaio 1919 l’architetto Adamo Boari si dichiara felice di accogliere le istanze presentate da un numero notevole di ferraresi contrari a trasferire il Museo del Risorgimento dalla sua sede di Palazzo dei Diamanti alla Casa Pico Cavalieri e di ampliarlo con il Museo della Vittoria.
Nel 1918 aveva sottoposto al Sindaco il progetto di riusare a scopi civili il campo aeronautico militare, nell’area Rivana e di destinare la Casa Cavalieri, intitolata all’aviatore Pico Cavalieri, a sede dell’insegnamento teorico di una scuola di tecnica aeronautica.
Ricordiamo che anche il padre di Pico, Giuseppe Cavalieri inizialmente voleva istituire una scuola Professionale e Regia “allo scopo nobilissimo di legare il nome del valoroso, dilettissimo Figlio ad una istituzione di pubblico vantaggio” proprio nel palazzo, ma il Comune afferma che il palazzo “non si presenta adatto per l’insediamento del detto istituto” (agosto 1917).

Il 30 marzo 1921 la Giunta Municipale delibera il trasferimento degli Uffici da Palazzo Cavalieri.
La causa fu evitata attraverso transazione consistente nell’intesa che il palazzo, in luogo della primitiva destinazione, dovesse essere esclusivamente adibito a sede di istituzioni patriottiche, secondo le risultanze del rogito Leziroli del 23 luglio 1924.
Si conviene ora che “il palazzo in Corso Giovecca civ. nn. 161 e 165 rimane di esclusiva proprietà del Comune di Ferrara, ma dovrà essere intitolato Casa della Patria Pico Cavalieri e dovrà essere dato dal Comune in uso gratuito alle seguenti Associazioni ed Istituzioni: Associazione Nazionale fra gli Ex Combattenti, Associazione Nazionale fra Mutilati ed Invalidi di Guerra, Associazione Nazionale fra le Madri e Vedove di Guerra, Associazione Provinciale degli Orfani dei Contadini morti in Guerra, ed in generale a qualunque Associazione e Istituzione che a giudizio dell’Amministrazione Comunale tragga la sua origine e la sua ragione di essere dalla Grande Guerra 1915 e 1918 purché con finalità e a tendenze spiccatamente patriottiche.
Tali Associazioni godranno l’uso gratuito dei locali loro assegnati … Quando le istituzioni su menzionate più non esistessero o per mancanza di Soci o per scioglimento a norma di legge, il Comune concederà l’uso gratuito … dei locali, di mano in mano resesi disponibili, ad altre istituzioni di pubblico vantaggio, da designarsi dal Comune stesso, dandosi però sempre la preferenza a quelle patriottiche, indi a quelle filantropiche, e dovendo in ogni caso rimanere il nome di Casa della Patria Pico Cavalieri. Non potrà mai il Comune concedere l’uso gratuito dei locali o nemmeno affittarli ad istituzioni di carattere sovversivo od antinazionale. Verificandosi tale caso si riconosce fin da ora, ora per allora, negli aventi causa, anche remoti, degli Eredi Cavalieri il diritto di pretendere l’immediata restituzione del Palazzo”. La scrittura privata del 18 giugno 1930 assegna alle Associazioni il numero dei locali spettanti specificando che “i locali … dovranno essere adibiti esclusivamente per il funzionamento delle rispettive associazioni, essendo ogni altra destinazione vietata … e leggono il loro domicilio nella “Casa della Patria Pico Cavalieri” via Corso Giovecca C.N. 165”.
Il 20 febbraio 1932, vengono ceduti alcuni locali in uso gratuito al Comitato Provinciale Famiglie dei Caduti in Guerra, attigui a quello della Deputazione di Storia Patria, che serve da deposito librario, dove erano collocati un tempo il refettorio e la scuola degli Orfani di Guerra. Il 26 settembre 1935 entrano l’Associazione Nazionale del Fante e l’Associazione del Nastro Azzurro.
Nel corso degli anni la Casa della Patria Pico Cavalieri è stata ed è tuttora sede di Associazioni Patriottiche, Combattentistiche, d’Arma e Culturali che portano aventi gli ideali e i valori che hanno spinto la famiglia Cavalieri a donare il loro palazzo.
Negli uffici di alcune Associazioni, fra le quali “Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra”, “Combattenti e Reduci”, “Partigiani d’Italia”, “Vedove od Orfani di Caduti in Guerra”, nel corso degli anni, si sono espletate pratiche pensionistiche, di reversibilità, o di assistenza in occasione del rientro in Italia di salme e di caduti dall’estero.
Ma soprattutto il compito delle Associazioni presenti alla Casa della Patria Pico Cavalieri è ricordare quali tragedie possano essere scatenate dai conflitti cruenti tra le nazioni, perché ciò non accada mai più e non far dimenticare il sacrificio dei nostri caduti al di là della retorica, mantenendo saldi i valori della pace, della libertà e dell’uguaglianza.

La presente biografia è tratta dalle seguenti pubblicazioni:

  • *Pico Deodato Cavalieri : la sua città, le sue guerre / a cura di Donato Bragatto, Enrico Trevisani e Paolo Varriale ; saggio introduttivo di Davide Mantovani, Ferrara : FR, 2018;
  • *Anita Raffaella Cavalieri scultrice e poetessa ferrarese (1884-1969) / a cura di Lucio Scardino ; prefazione di Delfina Tromboni ; testi di Alessandra Farinelli Toselli ... et al.] Ferrara : Comune, stampa 2000;
  • *In memoria di Pico Cavalieri, capitano pilota-aviatore due volte decorato al valore con medaglia d'argento : 4 gennaio 1918, ricorrendo il primo anniversario, Bologna : Stabilimenti tipografici riuniti, 1918;
  • “Profilo biografico di Pico Cavalieri” di Davide Mantovani.

Archivi consultati:

  • Archivio Storico Comunale di Ferrara;
  • Archivio di Stato di Ferrara;
  • Associazione Culturale di Ricerche Storiche Pico Cavalieri;
  • Associazione Reduci e Combattenti, sez. prov.le di Ferrara;
  • Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in guerra, Comitato Provinciale di Ferrara;
  • Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, Comitato di Ferrara;
  • Istituto di Storia Contemporanea, Ferrara;
  • Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara.

Associazioni “Residenti” Alla Casa Della Patria Pico Cavalieri

  • Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, sez. prov.le di Ferrara;
  • Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in guerra, Comitato Provinciale di Ferrara;
  • Istituto del Nastro Azzurro, Federazione Provinciale di Ferrara;
  • Associazione Nazionale Marinai d’Italia, Gruppo di Ferrara;
  • Associazione Nazionale Carabinieri, Sezione di Ferrara;
  • Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia, Sezione di Ferrara;
  • Associazione Nazionale Bersaglieri, Sezione di Ferrara;
  • Associazione Nazionale Alpini, Gruppo di Ferrara;
  • Associazione Nazionale Carristi d’Italia, Sezione di Ferrara;
  • Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia, Sezione di Ferrara;
  • Associazione Culturale di Ricerche Storiche Pico Cavalieri;
  • Associazione Nazionale Partigiani d’Italia;
  • Unione Nazionale Mutilati per servizio.